Oxygen Chrome
Visualizzazione post con etichetta ricette. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ricette. Mostra tutti i post

sabato 6 agosto 2011

Crema di mele e yogurt


Ecco una ricetta della quale ho preso appunti durante il mio viaggio. Si prepara in modo semplicissimo, è molto leggera, per questo è ottima per la dieta. Una buona soluzione per sostituire la pasta o per accompagnarla.
Ho assaggiato questo piatto quando è stato proposto nel menù al ristorante dell’hotel. Ha un buon sapore e somiglia molto ad un frullato. Se siete curiosi, e avete voglia di qualcosa di nuovo e light da servire in tavola, provatelo! Questo è un buon piatto anche per i vegetariani.
Questo piatto mi è stato servito in una piccola ciotolina. Il menù lo riportava tra le zuppe, da mangiare dopo l’insalata. Questa poi era servita dopo l’antipasto. Sempre il menù dopo le zuppe riportava i primi piatti. Quindi potete scegliere voi se mangiare questo piatto come antipasto o come primo.  
INGREDIENTI (x 4 persone)
750 g di yogurt naturale
3 mele
Tagliate le mele a pezzetti e mescolatele con 3 o 4 cucchiai di yogurt. Mettete  tutto nel frullatore e frullate assicurandovi di lasciare dei pezzetti di mela non frullati, serviranno come guarnimento. Potete aggiungere lo yogurt restante direttamente nel frullatore. Quindi mescolate. Otterrete una crema più o meno densa, se la volete più liquida e meno calorica potete diluirla con dell’acqua. A questo punto potete versare la vostra crema di yogurt e mele nei piatti.
Bon appétit!

mercoledì 13 luglio 2011

Una ricetta dalla cucina americana e inglese : le uova strapazzate

Avete mai visto i film americani? A tavola molto spesso, sia a colazione sia a pranzo, gli attori preparano le famose uova strapazzate. Per molto tempo mi sono chiesta cosa fossero. Poi ho fatto una ricerca si Internet e ho scoperto che prepararle è semplicissimo. Riporto la ricetta così come l’ho appresa consultando diversi siti online.
Ingredienti (per 1 persona) :
-2uova fresche
-2 cucchiai di latte
-burro
-sale e pepe
Rompete le uova in una ciotola, aggiungete il latte, il sale e il pepe. Mescolate bene. Versate tutto nella padella aggiungendo il burro. Mescolate in modo da evitare di cuocere una frittata. Quando il composto sarà cremoso al punto desiderato, ma non solido potete spegnere. Per accompagnare potete preparare dei toast o della maionese. Se preferite lo stile anglo-americano consiglio della pancetta affumicata.
Bon appétit ! 

domenica 23 gennaio 2011

Riso con mele e gamberetti

Ecco una ricetta facile che ho provato sabato a pranzo. La ricetta è tratta da un libro di cucina. E' da provare !

Ingredienti : (2 persone circa)
2 mele
120g di gamberetti sgusciati
200g di riso
Burro
Sale
Preparare un pentolino e far cuocere i gamberetti per 5 minuti dall’ebollizione. Tagliare le mele a cubetti e metterle in padella con poco burro, lasciare dorare. Nel frattempo preparare la pentola del riso e far cuocere bene. Scolare il riso. Aggiungere i gamberetti alle mele e far dorare, quindi aggiungere il riso e un po’ di vino bianco continuando a girare. Far dorare per 10 minuti circa. A questo punto si può servire.

Bon appétit !

martedì 14 dicembre 2010

Kanederly con marmellata di albicocche

Ieri pomeriggio mi sono presa un po’ di tempo libero per preparare un dolce. Cercavo un dolce diverso dal solito e guardando le ricette sul farum di cookaround ho trovato i canaderli dolci con la marmellata di albicocche.  Dando uno sguardo su wikipedia…
I canederli o kanederly sono un piatto tipico della cucina tedesca, ceca, e del nord italia. Si preparano dolci o salati. La variante dolce prevede che con l’impasto siano formate delle grosse palle con al centro una albicocca, oppure una prugna o la marmellata. Si cuociono poi come la pasta o come degli gnocchi, infatti si chiamano anche “gnocchi dolci”. E si consumano come piatto unico.
Non c’era speranza di trovare al supermercato le albicocche d’inverno, e allora ho usato la marmellata di albicocche, anche se è stato più difficile formare le palline!
 
Ingredienti :
-         300g di farina 00
-         200 ml di latte
-         80g di burro
-         30g di lievito
-         10g di zucchero
-         Marmellata di albicocche
-         Pane grattugiato, zucchero e cannella
Preparare un impasto con il lievito, la farina, il latte, lo zucchero e il burro fuso. L’impasto deve essere di media consistenza, a questo punto far lievitare per 1 ora. Dopo la lievitazione ricavare delle palline e al centro mettere la marmellata. Far lievitare ancora un quanto d’ora. Preparare una pentola con l’acqua di cottura, quando bolle immergere i kanederly. Far cuocere per 8 minuti. Poi prenderli con la schiumarola e passarli nel pan grattato, nello zucchero e nella cannella.
In acqua mi sono cresciuti ancora, e dall’impasto ne ho ricavati circa 14 anche se belli grandi.
Poi mi mancava il pane grattugiato e in extremis l’ho sostituito tritando dei crostini. Poi lo zucchero l’ho aggiunto quando erano già freddi altrimenti mi si squagliava tutto;)
Bon appétit !

lunedì 6 dicembre 2010

Meringhe

Le meringhe sono dei dolci preparati con tuorli di uovo e zucchero. Sono preparati in Italia, Svizzera e anche in Francia. In genere dopo aver preparato l’impasto si dà alla meringa la forma a ciuffo, poi a 2 a 2 vengono unite con in mezzo panna, cioccolato o crema. A volte si preparano meringhe aromatizzate, come con l’aggiunta di cacao. Vengono preparati molti dolci simili alla meringa, come le spumette e le “S” di cioccolato.

La tradizione dice che questo dolce è nato perché un pasticciere, Gasparini, originario di Meiringen, in Svizzera, lo preparò per amore della principessa Maria, figlia del re polacco Stanislaus Leszczynski, che però era stata promessa in sposa a Luigi XV . I due si conobbero secondo una leggenda a Meiringen, quando lei face un soggiorno estivo nella valle dell’Hasli a Berna. Un’altra leggenda invece vuole che si conobbero perché il pasticciere si stabilì alla corte della principessa che era emigrata in Francia. Comunque il nome “meringa” fu coniato da Gasparini a Versailles, e forse deriva dal nome della sua città di origine.
La meringa semplice si trova più facilmente e si dice “meringa francese”, si prepara con una quantità di tuorli pari alla metà della quantità di zucchero. Poi gli ingredienti si montano con una frusta elettrica o con un frullatore, fino a che l’impasto non si gonfia. Quindi si dispongono le meringhe con la forma desiderata sulla placca da forno. La temperatura del forno deve essere bassa, 40-60°C circa, e la cottura lunga se si vogliono delle meringhe perfettamente bianche.
La “meringa italiana” prevede un procedimento di preparazione leggermente diverso. Lo zucchero infatti viene unito all’acqua per ottenere uno sciroppo che si fa cuocere a 121°C. Quindi si unisce lo sciroppo agli albumi dopo che sono stati montati da soli circa 7-8 minuti. Dopo si lascia riposare 30 minuti. Alla fine questa meringa viene usata come base per fare dei dolci più complessi.
La “meringa svizzera” prevede nella preparazione che tuorli e zucchero vengano fatti cuocere in una casseruola di rame a 60°C . La cottura si termina in forno a 120°C o 140°C .
Un tipo di meringa particolare viene preparato in Sardegna con il nome di “Bianchino”. Al loro impasto vengono aggiunte le mandorle e si cuociono a 180°C circa 15 minuti.
Infine le meringhe che ho preparato io. Me ne sono uscite circa 20, però dipende dalla grandezza.

Ho usato 5 bianchi d’uovo e circa 300g di zucchero, poi ho montato il tutto con la frusta elettrica circa 15-20 minuti per farlo diventare ben sodo. Con il cucchiaio ho dato la forma ai dolci sulla teglia imburrata e ho cotto prima a 75°C per circa 1 ora, ma mi sono accorta che ci voleva troppo, così ho rinunciato ad avere delle meringhe perfettamente bianche e ho alzato la temperatura a 200°C per 20 minuti. E si sono prese una bella doratura.
Bon appétit !

venerdì 19 novembre 2010

Rustico ricotta e melanzane


Era ora di aggiungere una ricetta salata ! questo rustico l’ho preparato domenica, la ricetta è facile e superveloce ;) Mi era stato raccomandato di preparare un rustico e il mio tocco personale è stato di sostituire il prosciutto con le melanzane, è venuto fuori un rustico alle verdure piuttosto buono, mi è sembrato.

Ingredienti :
-     4 uova
-     1 melanzana grande
-     250 g di formaggio tipo “emmenthal”
-     Formaggio grattugiato q.b.
-     Sale q.b.
-     Pepe
-     Rosmarino (facoltativo)
-     1 sfoglia
-     250 g di ricotta
Tagliare la melanzana a cubetti e friggerla in poco olio, aggiungere a piacere sale, pepe e rosmarino. In una scodella capiente mischiare le uova e la ricotta con lo sbattitore elettrico. Preparare il forno a 200°C . tagliare il formaggio a cubetti, a aggiungerlo agli ingredienti, appena sono dorate, far raffreddare e aggiungere le melanzane a cubetti. Infine aggiungere il formaggio grattugiato e aggiustare di sale. Imburrare una teglia rettangolare e disporre la sfoglia, versare il composto sulla sfoglia usando i margini per richiudere. Infornare per 40-50 minuti .
Bon appétit !

giovedì 28 ottobre 2010


Castagnaccio

Continuo ad usare ingredienti autunnali, e pensando ad un giusto dolce autunnale, ho preparato il castagnaccio ;> la ricetta è molto semplice e cuoce subito, appena 30 minuti. Il risultato si fa apprezzare. Si trovano molte varianti anche se piuttosto simili tra loro, personalmente ho seguito la ricetta che ho trovato sul retro della busta della farina di castagne.
Il castagnaccio è un dolce autunnale con la farina di castagne tipico della Toscana. Una fonte del 1500 il dolce è originario di Lucca è l’inventore della ricetta è stato Pilade da Lucca .
In genere si prepara unendo alla farina di castagne, acqua, olio d’oliva, pinoli e uvetta. Alcune varianti prevedono anche l’aggiunta di rosmarino, scorze d’arancia, semi di finocchietto, frutta secca.
Il dolce si accompagna con vin santo, oppure vino novello o Brachetto di Sessame (Acqui), e viene servito con la ricotta e il miele, caldo oppure freddo. Per prepararlo si possono anche usare le castagne bollite e aromatizzate con la Strega.
Con la farina di castagne si preparano dolci simili al classico castanaccio, come la patona, che è molto sottile ed è diffusa in Liguria, oppure in Toscana si prepara anche una polenta con la farina di castagne, detta pattona.
In passato la castagna era un alimento base della mensa dei poveri, per questo anche il castagnaccio era il tipico piatto dei poveri e dei contadini, viene tuttavia consumato ancora oggi. Veniamo adesso alla ricetta :
Ingredienti :
- 400 g di farina di castagne
- 40 g di zucchero
- 2 pizzichi di sale
- 50 g di pinoli
- 50 g di noci
- 50 g di uvetta
- olio d’oliva
Unire la farina con lo zucchero e il sale, aggiungere 500 g di acqua e mescolare fino ad ottenere un composto omogeneo. Aggiungere l’uvetta e mescolare. Ungere un ruoto con l’olio e preparare il forno a 200°C . Versare il dolce che non deve risultare più alto di 3 cm, infornare per 10-15 minuti. Cacciare dal forno e guarnire con le noci e i pinoli, rinfornare e far cuocere altri 15-20 minuti. La superficie deve farsi screpolata.

Mi mancava l’uvetta e non l’ho aggiunta, la ricetta originale prevede che si potrebbe aggiungere anche il rosmarino, per guarnire.
Bon appétit !

domenica 17 ottobre 2010

Torta di castagne

Novembre è la stagione delle castagne, e dopo aver assaggiato le prime castagne della stagione mi è venuta voglia di un dolce con le castagne, la torta. Ho trovato la ricetta sul forum di Cookaround, è davvero buona e ha un buon sapore di castagne. 


Se volete vedere altre foto di questa bellissima torta andate sul sito .
Ingredienti :
-         600 g di castagne
-         250 g di zucchero
-         5 uova
-         1 bustina di lievito per dolci

Sbucciare le castagne e farle lessare in una pentola per 40 minuti circa. Quando sono cotte ridurle in una purea. In una ciotole unire le uova con lo zucchero. Aggiungere le castagne e alla fine il lievito per dolci. Imburrare e infarinare un ruoto di 24/26 cm e versare l’impasto. Far cuocere a 180°C per 40 minuti.
Bon appétit !

venerdì 1 ottobre 2010

Torta margherita

In mattinata ho provato la ricetta della torta margherita, è davvero buona :) . Mi fa pensare sempre ad una lettura del libro della prima elementare sulla torta paradiso :

-         Mamma che cosa metti nella torta? – chiede Ugo che è goloso.
-         la farina.
-         E poi?
-         Le uova fresche, lo zucchero.
-         E poi?
-         La buccia di limone grattugiata.
-         E poi?
-         Un po’ di latte e il lievito.
-         E poi?
-         Nient’altro !
-         Ma io credevo che per fare la torta paradiso si dovesse mettere anche un po’ di cielo !
Rosita Corbella Paciotti ( Ministorie, De Agostini )

Ingredienti :
-         Farina di tipo ‘00’
-         Fecola di patate
-         Amido di mais
-         Zucchero
-         100 g di latte
-         125 g di burro
-         3 uova
Mescolare la farina, la fecola di patate, l’amido di mais e lo zucchero. Aggiungere le uova, il latte e il burro fuso. Ottenere un impasto liscio e denso, senza grumi. Preparare un ruoto imburrato di 22-24 cm, e far cuocere a 180° per 50 minuti. Poi alzare la temperatura gli ultimi 5/10 minuti per far dorare in superficie.
Bon appétit !

giovedì 30 settembre 2010

Nuovi biscotti all'anice

Ho fatto nuovi esperimenti sui biscotti all’anice, hanno cambiato la forma, e anche qualcosa dell’impasto.

Per la nuova ricetta, aggiungere :
-         100 g circa di liquore all’anice
-         300 g di farina di tipo ‘0’

Far bollire il liquore prima di usarlo per far evaporare l’alcol.
Per dare la forma stendere tutto l’impasto in un ruoto, far cuocere a 180/200°C per 20 minuti, sformare e far raffreddare. Alla fine tagliare a rettangolini.
Questa volta mi hanno detto che sono venuti più buoni ;) 

Bon appétit !

sabato 25 settembre 2010

Biscotti all'anice

Faccio molti esperimenti di biscotti negli ultimi giorni, l’ultima ricetta che ho provato sono questi biscotti all’anice. Adoro questa ricetta !

Ingredienti (per 40/50 biscotti) :
- 250 g di farina di tipo ‘0’
- 250 g di zucchero
- 3 uova
- 25 g di semi di anice
- 1 bustina di lievito per dolci
Unire lo zucchero alla farina, poi aggiungere le uova e iniziare a mescolare. Alla fine unire l’anice e una bustina di lievito per dolci. Amalgamare fino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo. Far riposare 1 ora. Preparare il forno a 180° e ungere una teglia con il burro. Sistemare i biscotti sulla teglia con l’aiuto di un cucchiaio e far cuocere 15/20 minuti.
Io però ho usato l’aroma di anice e alla fine l’anice si sentiva poco ;)
Bon appétit !

sabato 18 settembre 2010

Biscotti di semola

Oggi ho provato la ricetta di questi biscotti, perché avevo della semola da consumare. Sono venuti non male, credo che li riproverò. L’idea originale era un po’ diversa e l’idea di partenza era quella dei Ghoriba, che principalmente ho appreso su questo sito.



Ingredienti :
-        2 uova
-        200 g di semola
-        200 g farina ‘00’
-        215 g di zucchero a velo
-        1 bustina di lievito per dolci

Unire le uova e lo zucchero a velo. Poi la farina, la semola e infine una bustina di lievito per dolci. Si deve ottenere una pasta più o meno compatta. Far riposare 1 ora. Preparare una teglia con la carta da forno e formare con la pasta tante palline da sistemare sulla placca. Preparare il forno a 180° e far cuocere 15/20 minuti.
Bon appétit !

venerdì 17 settembre 2010

Torta di zucca

Ieri sera mi sono cimentata nel fare la torta di zucca. Ho preso spunto da questa ricetta di Cookaround e l’ho personalizzata a modo mio. Come al solito a casa è piaciuta molto !






Ingredienti :
- 4 uova
- 150 g di farina
- 200 g di zucca (senza buccia)
- 70 g di mandorle
- 60 g di latte
- 1 bustina di lievito per dolci
- 125 ml di yogurt


Preriscaldare il forno a 180° . Amalamare prima le uova, lo zucchero e il latte. Passare la zucca nel tritatutto, e insieme alle mandorle aggiungere all’impasto. Infine unire la farina, il lievito e lo yogurt. Versare il composto in un ruoto e infornare, dovrebbe essere pronto in 40 minuti, ma dipende dalla potenza del vostro forno.


Bon appétit !

sabato 11 settembre 2010

Lokum


Sono tornata dalle ferie, e riapro il blog !  Oggi piove tanto e mi sono messa in cucina a preparare dolcetti. Ho preso la ricetta dei lokum dal forum di cookaround .


Ingredienti per il I composto :
-   840g di zucchero
-   370g di acqua
Ingredienti per il II composto :
-   130g di amido di mais
-   680g di acqua
-   zucchero a velo
-   aroma (a scelta) oppure frutta secca
Si mette sul fuoco una pentola con lo zucchero e l’acqua per il primo composto, si porta a bollire per 10 minuti a fuoco basso. Mentre bolle si prepara il secondo composto, in un’altra pentola sul fuoco, si mettono gli ingredienti e si mescola fino a che non si addensa e si ottiene una pasta biancastra, circa 15 minuti. A questo punto si uniscono i 2 composti e si mette la pentola sul fuoco lento, per 1 ora e mezza circa, fino a che non si addensa. Alla fine si aggiunge l’aroma, ho usato lo sciroppo alla fragola che avevo, oppure la frutta secca. Il composto si versa su una teglia foderata con la carta da forno e si livella un poco senza assottigliarlo troppo. Si aspetta ¾ ore fino a che si indurisce leggermente, quindi con un coltello si taglia a cubetti con pazienza. Per non far appiccicare i cubetti si possono passare nello zucchero a velo o nella farina di cocco.
A tavola sono piaciuti molto.
Bon appétit !

mercoledì 28 luglio 2010

La cucina nell'antica roma


Nell’antica Roma c’erano 3 pasti giornalieri, al mattino, al momento del pranzo e poi la cena. Durante la mattina e a pranzo, intorno alle 11.00 o 12.00, i Romani mangiavano uno spuntino in piedi; ma il pasto principale era la cena, che spesso era seguita da uno spuntino prima di andare a letto. Nel II secolo a.C. comparve il triclinium sul quale i ricchi consumavano i pasti. Ogni triclinio era formato da 3 divani e 1 tavolo con 3 gambe. Su ogni letto o divano erano sistemati dei cuscini e si potevano sdraiare fino a 3 commensali, per un totale di 9 per triclinio. I commensali si coricavano su un triclinio appoggiandosi con il gomito sinistro e mangiando con la destra. Mentre gli schiavi tagliavo i cibi.
I triclini spesso erano sistemati in apposite sale da pranzo dove gli ospiti più importanti sedevano vicino ai tavoli con maggiori portate. I Romani mangiavano con le mani, non usavano le posate, e per questo tra una portata e l’altra ogni commensale si lavava le mani con acqua e oli portati dagli schiavi. 
LA CENA: i ricchi a cena offrivano abbondanti banchetti di almeno 7 portate con lo scopo di mostrare la propria ricchezza a tutti i convitati. Queste cene vengono descritte per es. nel “Satyricon” di Petronio con la “cena di Trimalchione”, oppure dalle parole di Seneca : “Vomitano per continuare a mangiare e mangiano sino a vomitare” (“Vomunt ut edant, edunt ut vomant”). Questi banchetti frequenti ed eccessivi causavano conseguenze dannose per i ricchi come obesità, calcoli e problemi di stomaco. Per es. ci è giunta la testimonianza di un banchetto ai tempi di Caligola della durata di 12 giorni con oltre tremila invitati che venivano sfamati da oltre 100 cuochi, i quali preparavano cibo che solo in minima parte veniva mangiato e per lo più veniva vomitato. Spesso i commensali ordinavano altro cibo agli schiavi solo per gettarlo a terra. 
Sulla tavola dei ricchi venivano serviti cibi vegetali come la lactuca (insalata verde), i legumi (lenticchie, piselli, ceci) e carne di lepre, di coniglio, di pavone, di vari uccelli, di capretto e di oca. Oppure pesce come le triglie, le murene, gli storioni. Seguiva la frutta come mele e datteri. I dolci erano per lo più dulcia domestica, cioè pasticcini fatti in casa, come dactyli farsiles (datteri farciti), dulcia simulae (paste di semolino) e buccellae silinginae (bocconcini di segala). Inoltre lo zucchero in occidente all’epoca ancora non era conosciuto, quindi come dolcificante si faceva un grande uso del miele. Al contrario tra i condimenti l’olio di oliva, era già conosciuto e utilizzato molto. I legionari in marcia invece non facevano pasti abbondanti, consumavano però cibi sotto sale, condimenti, salumi e anche carne. 
Gli schiavi erano trattati come oggetti e sottoposti alla compra vendita, come il bestiame. Quello che consumavano lo ricevevano dal padrone in base al loro lavoro, e i compensi erano scarsi. Per es. Catone nel “De Agricultura” dice:   “Conserverai la maggior parte delle olive cadute; dopo condirai  le olive mature (da cui potrai ricavare pochissimo olio):le metterai da parte affinché durino molto a lungo. Quando le olive saranno mangiate metterai l’aceto e il garum. Metterai mezza libbra d’olio per ciascuno ogni mese è sufficiente dare un moggio di sale per ciascuno in un anno. “ 
LA CUCINA : per cucinare le spezie e il sale venivano usati abbondantemente. Venivano usate spezie e erbe aromatiche di molti tipi come : la santoreggia, il coriandolo, il levistico (sedano di montagna), il cumino, il timo, l’origano, il porro (tipo di aglio), il finocchio, lo zafferano. Oppure il pepe, l’alloro, lo zenzero, prezzemolo, maggiorana. Riguardo al sale era molto costoso, e comunque molto importante nella cucina romana, e nel mondo romano infatti spesso anche la paga dei soldati veniva completata on razioni di sale. Il sale era fondamentale anche per conservare i cibi. Esso era molto diffuso, per es. i Romani erano abituati a mangiare pane con il sale, spesso insieme alle spezie che venivano importate dall’Asia e dall’Africa. Anche se essendo molto costose per lo più le spezie venivano consumate dai ricchi. La spezia più diffusa e usata era il pepe nero, bianco o lungo, e se ne faceva largo uso per cucinare la carne, la verdura e anche per i dolci. Lo zenzero invece era raro e costoso e si consumava non essiccato. Incenso e mirra venivano per es. usati per profumare i vini. 
BEVANDE: alla fine della cena si beveva il vino rosso o bianco. In genere andava filtrato con un passino perché non era limpido e veniva allungato con l’acqua per renderlo più leggero. I vini avevano delle targhette sulle anfore che ne indicavano la data di produzione e la provenienza, per evitare gli imbrogli. I vini a volte erano anch’essi, come le pietanze, aromatizzati con le spezie, come mirra, incenso, cannella, zafferano. Accanto al vino altre bevande erano: 
1)      La posca: acqua mista a vino inacidito. 
2)      Gustaticium: un aperitivo che si beveva mescolato al miele. 
3)      Passum : un vino fatto con uva secca usato come medicina. 
4)      Lora: bevanda ricavata dalla fermentazione delle vinacce con acqua dopo la vendemmia.
CEREALI & PANE: Alla base del pasto romano quindi c’erano legumi, verdure e farro. La dea protettrice dei cereali era Cerere. I Romani preferivano il farro all’orzo dei Greci anche perché un noto medico greco, Galeno, diceva che l’orzo era buono solo per i cavalli, mentre il farro era più nutriente. Per questo l’orzo veniva mangiato solo durante le carestie. Il farro veniva consumato dopo la tostatura. Dalla macinazione del farro più avanti i romani iniziarono a ricavare una sostanza polverosa, la farina, il cui nome deriva appunto dal farro. Questo cereale veniva anche usato per preparare la polente dette puls. Quando Roma iniziò ad importare il frumento, intorno al IV secolo a.C. , poiché esso si macinava più facilmente del farro per fare la farina, la produzione del pane. Inizialmente il pane consisteva in un panetto non lievitato, duro e costoso, che in breve induriva. La lievitazione fu introdotta in un secondo momento e rese il pane più digeribile e morbido. Il lievito si otteneva mescolando il mosto con miglio e lasciando fermentare per un anno, oppure il mosto con la crusca a facendo macerare 3 giorni per poi far essiccare al sole. Solo in seguito sarebbe stato prodotto quello di birra.
La clientela era molto numerosa per questo si iniziarono a produrre molti tipi di pane, come il pane scuro, integrale, bianco e tenero oppure pane al burro o con la frutta. Ma anche pane alle uova, al latte, o con il succo di uva. Venivano quindi prodotti anche pani dolci e morbidi come l’artolaganus fatto con farina fine bianca, miele, vino, latte, olio, frutta candita e pepe nero. Nacquero pasticcerie che producevano pani arricchiti con anice, semi di sesamo che si facevano aderire alla crosta con del vino bianco, e pani dolci a forma di animali per i bambini. Le impastatrici per preparare questi pani venivano azionate dagli schiavi.
I poveri ricevevano un chilo di pane semplice gratuito dalle autorità. Questo pane veniva prodotto dai fornai di Roma, e poiché in generale questo alimento era molto richiesto questo lavoro permetteva buoni guadagni e facile arricchimento. 
IL SATURNISMO  : si ritiene che le abitudini alimentari dei romani provocassero intossicazioni e avvelenamenti tra i ricchi romani. Infatti i romani cucinavano usando pentole di piombo, che è un metallo tossico, anche il vino veniva addolcito con Sali di piombo, anche gli utensili, i piatti e i bicchieri erano a base di piombo. Poi i Romani avevano l’abitudine di usare in modo eccessivo sale e pepe, e per aumentare i guadagni spesso i commercianti aggiungevano piombo al pepe. Inoltre i Romani mangiavano carne di animali morti di malattia o vecchiaia. Dall’analisi dello scheletro di resti di antiche abitanti di Roma si ritiene che quello romano fosse un vero e proprio avvelenamento da piombo, cioè essi erano malati di Saturnismo, che si manifesta con anemia, attacchi epilettici fino al coma, producendo danni ereditabili nelle generazioni successive. Il piombo può danneggiare il sistema nervoso e causare malattie del cervello e del sangue e altri problemi. Quindi secondo gli storici questa sarebbe la causa della follia di molti imperatori romani. 

ALCUNE RICETTE:
garum (plinio il vecchio, storia naturale) : Vi è ancora un altro tipo di liquido squisito, chiamato garum, ottenuto facendo macerare nel sale gli intestini di pesci e le altre parti che sarebbero da buttar via; il garum è perciò il marcio di materie in putrefazione. Un tempo si preparava col pesce che i Greci chiamavano garos; oggi quello più gustoso si fa dal pesce sgombro, nei vivai di Cartagine Spartaria. A parte i profumi, non c'è quasi altro liquido che sia divenuto più prezioso di questo: ha reso famosi anche i popoli. Gli sgombri vengono catturati in Mauritania e a Carteia, nella Betica, quando vi entrano provenendo dall'Oceano, né servono ad altro. Per il garum sono rinomate Clazomene e Pompei.

libum(Catone, De agricultura) : Trita in un mortaio 1 kg di formaggio di pecora; dopo averlo ben tritato, aggiungerai mescolando 500 g di farina o, se vuoi sia più soffice, soltanto 250 g di farina; aggiungerai un uovo e mescolerai bene. Poi formerai il pane; metterai sotto il pane alcune foglie di alloro; lo cucinerai lentamente su fuoco caldo coprendolo con un coperchio.
Torta di pere(Apicio, De re coquinaria) : Triterai pere lessate ripulite al centro con pepe,cumino,miele,vino passito, garum e un po' d'olio. Dopo avervi aggiunto uova, farai una torta,la cospargerai di pepe e la servirai.

Tiropatina(De re coquinaria) : Prenderai tanto latte quanto entrerà nel tegame, scioglierai latte con il miele quasi per farne un dolce al latte, metti 5 uova per sestiario ( 542 ml)  o 3 per emina (271 ml). Sciogli nel latte in modo da fare un corpo unico, cola in una Cumana ( terrina bassa con coperchio) e cuoci a fuoco lento. Quando sarà rappresa cospargi di pepe e servirai.

Bonne journée !

sabato 24 luglio 2010

Torta di rose con marmellata di lamponi


Ieri pomeriggio ho avuto il tempo di provare la ricetta della torta di rose, è semplice anche se ci vuole un po’, infatti ho iniziato alle 15.00 del pomeriggio e ho finito alle 21.00, compresa la cottura e la lievitazione.
Prima della lievitazione :

Dopo la lievitazione :






Ingredienti :
-         250 g di farina 00
-         250 g di farina manitoba (per renderla più soffice)
-         1 busta di lievito
-         100 g di zucchero
-         1 bustina di vanillina o 1 fiala di aroma di vaniglia
-         1 cucchiaio raso di sale
-         2 uova
-         50 g di burro
-         120 g di latte
Pesare le due farine, metterle in un recipiente capiente, poi aggiungere lo zucchero, la vanillina e il sale (facoltativo). Sbattere 2 uova e aggiungere. Far sciogliere il burro con il latte, far raffreddare e aggiungere all’impasto. Aggiungere il lievito e mescolare. Impastare per 10 minuti, poi far riposare per 1 ora. Dopo stendere la pasta e ricavare una sfoglia di 50 x 35 cm, stendere la marmellata, non troppa altrimenti fuoriesce quando si deve arrotolare, quindi arrotolare la pasta dal lato più lungo. Tagliare 6 pezzetti di circa 8 cm, preparare un ruoto di circa 20 cm con la carta da forno e disporre i pezzi tagliati un poco distanziati tra loro. Coprire con un panno e far lievitare 3 ore, fino a che non si saranno attaccati o quasi. Mezz’ora prima della fine della lievitazione preparare il forno a 200°C. Prima di infornare con un colino cospargere la torta di zucchero. Infornare e far cuocere 45 ora circa, a me ci è voluta 1 ora e mezza ma il mio forno è vecchio.
Al posto della marmellata si può usare anche lo zucchero.
Bon appétit !
 

seleziona un post a caso

Online da
giorni!
Preleva

numero di visitatori già venuti sul blog: